Da sempre, nella storia dell’Hip Hop, c’è il mito della “Street Credibility“, ogni rapper che parla di strada, deve rispettare i canoni dettati da egli stesso nei suoi testi.
Più fai quello che racconti nei testi, e più la tua “Street Credibility” aumenta, c’è chi dice che non la conquisti, o ce l’hai o non ce l’hai, punto.
In parte è vero, perché secondo questo ragionamento, se una persona è nata in una situazione “agiata”, non avrà mai quelle esperienze che portano ad avere una buona “Street Credibility”, però ci sono anche delle eccezioni, come per esempio il rapper “Guè Pequeno“, noto rapper milanese, egli parla spesso del suo passato, facendo sempre notare di non arrivare da una situazione “disagiata”, bensì da una famiglia acculturata, però egli è comunque entrato in contatto con l’ambiente di strada, argomento estremamente trattato nei primi dischi da solista, e in quelli dei club dogo. Il suo quindi è un caso di rapper con “Street Credibility” anche se non viene propriamente dalla strada?
Ovviamente io parlo di questo argomento riferendomi alla scena italiana, che è estremamente differente da quella americana, lì l’argomento viene estremizzato, la storia ce la insegna, basta vedere le varie guerre tra gang, la più famosa è quella tra East Coast e West Coast, che ha portato alla morte di varie persone, tra quelle ci sono Tupac e Notorius B.I.G; oppure basta vedere le vicende più recenti, come quella che coinvolge 6ix9ine, il “rapper” infatti, dopo varie storie tra gang, è finito in prigione, e dopo aver “snitchato”, (termine che deriva dalla parola inglese snitch, che rappresenta il “fare la spia”), è finito a dover essere sempre scortato e sorvegliato, anche nelle prigioni, per evitare l’omicidio da parte di qualcuno della sua vecchia gang. Egli nei suoi testi parlava di omicidi, armi e droga, però appena fù arrestato, parlò per evitare un quasi certo, ergastolo. Quindi è una dimostrazione di alta street credibility, per via del suo arresto, oppure il contrario per via del suo “snitch” ?.
Un altro esempio di alta “Street Credibility” riguarda il rapper “50 cent“, per i “non informati “, egli, il 24 maggio del 2000, subito dopo aver firmato per la Columbia Records, venne colpito da nove colpi di pistola, durante una sparatoria in una strada del Queens. Questo attentato fu causato per via della canzone Ghetto Qu’ran, infatti egli, nella stessa canzone, menzionava persone coinvolte nel traffico di droga nel Queens negli anni 80/90, tra cui Kenneth McGriff, noto trafficante di stupefacenti, che per giunta, si trovava nell’etichetta rivale a quella di 50 cent. L’accaduto gli costò anche l’allontanamento dall’etichetta con la quale aveva appena firmato.Quindi possiamo affermare che ha una grande credibilità, e qua arriviamo a un’altra domanda, ovvero, bisogna per forza beccarsi nove proiettili in corpo per essere dei rapper con una Street Credibility, oppure basta raccontare le proprie storie “di strada” senza estremizzare il racconto?Un rapper come “Luchè”, che in passato, insieme al suo ex collega “Ntò“, nel famoso gruppo, ormai sciolto, “Co’Sang” scriveva e raccontava delle vicende più aggressive e malate della “napoli dei poveri”, minacciati più volte da persone poco raccomandabili, per via dei loro testi, passato a fare canzoni più tranquille e commerciali, può ancora avere una Street Credibility? Secondo me la risposta più appropriata è: si, perchè comunque, il passato di una persona non si può scordare, e tutte le vicende narrate da lui in passato sono comunque reali.
Poi, c’è anche da aggiungere, che il concetto di Street Credibility nel tempo è molto variato, una volta dovevi obbligatoriamente avere qualcosa da raccontare nei testi, altrimenti non avresti mai avuto gente che ti ascoltasse o seguisse, anche se avessi avuto una buona impostazione vocale o flow. Un esempio lampante è il famossisimo rapper “Eminem“, egli proveniva da un periodo storico in cui se facevi rap, eri bianco e ti trovavi in una città come Detroit, non venivi preso seriamente, se non peggio. Quest’ultimo, grazie al suo flow, ma sopratutto ai suoi testi violenti e crudi, (quindi anche alla sua Street Credibility), riuscì a spopolare, fino a farsi notare e firmare, da un famosissimo rapper e produttore discografico: “Dr. Dre“. Ho preso Eminem come esempio perchè in quei tempi non rispettava lo stereotipo del rapper di colore, però era pieno di rapper come lui, tipo: Tupac, Ice Cube, Notorius B.I.G., e così via. E anche un altro motivo per il quale questo concetto è molto variato, si trova proprio alla base di esso, ovvero; ” perchè dovrei parlare di questi argomenti così duri nelle mie canzoni? Per la popolarita?”, purtroppo, il 90% dei rapper odierni che parla di criminalità nei sui testi, è solo ed unicamente per popolarità e fama, mentre una volta lo si faceva per far vedere alla gente la situazione di un determinato luogo o di un preciso ceto sociale, come per esempio, i prima citati Co’Sang, che parlavano dei problemi dei “ghetti” di napoli per cercare di far recepire un messaggio al pubblico, ovvero della pessima situazione in cui si trovano molte persone di quei luoghi, ovviamente non sono gli unici, abbiamo anche rapper come: Marracash, la Dogo Gang, Fabri Fibra o i più vecchi come, Frankie Hi-ENRG MC o i Sangue Misto.
Come abbiamo già detto prima, la Street Credibility era fondamentale per il pubblico,come mai lo era così tanto da ignorare le altre “abilità”, come il flow o la metrica?
Per rispondere a questa domanda bisogna andare nel periodo in cui l’Hip Hop divenne mainstream, più precisamente negli anni 90′. Grazie a elementi fondamentali nel rap game del calibro dei Public Enemy, Dr. Dre o Snoop Dog, il rap divenne un vero e proprio fenomo di massa, il pubblico fu nuovo a quei tipi di suoni, tanto che il famosissimo settimanale americano “Time”, dichiarò che l’Hip Hop, divenne uno dei più eccitanti sviluppi della musica pop americana in più di un decennio. Ed è proprio grazie a questa “esplosione” se si sono creati numerosi sotto generi, come il Gangsta rap, il g-funk, il southern hip hop e tanti altri…
Quello che ci interessa di più e che rientra perfettamente nel nostro discorso è proprio il Gangsta rap. Esso tratta proprio di argomenti esplicitamente violenti e talvolta omofobi, non vengono tralasciati temi come droga, sesso, armi, e in generale tutte le attività criminali alla base di una qualsiasi gang, o banda di strada. Ovviamente, canzoni con questi temi, non passano di certo inosservati, infatti scarutirono molte polemiche, gli autori di questo genere si difendono precisando che gli argomenti trattati nei loro testi non è nient’altro che la realtà dei ghetti in cui loro sono stati cresciuti, o in cui continuano ancora oggi ad abitare. Altre polemiche, invece, sono puramente razziali, poiché ,nel tempo, la maggior parte del pubblico e degli ascoltatori divenne bianca, molti criticarono il genere di essere diventato uno stereotipo razziale nei confronti delle persone di colore che si approcciavano a fare questo genere.
Da tutto quello detto fino ad ora sul Gangsta rap, possiamo evincere che la Street Credibility era tutto, infatti per fare quello specifico genere, dovevi per forza essere nato o cresciuto in una determinata situazione, il passato di una persona era fondamentale, se venivi da un brutto quartiere eri rispettato, al contrario, se provenivi da una situazione agiata eri totalmente escluso dal genere, sia dal pubblico, che dai “colleghi”.
Tornando agli artisti citati prima come Eminem e 50 cent, loro vennero apprezzati dal pubblico sopratutto per la loro Street Credibility, ovvero per la vericidità dei loro testi, magari qualcuno si poteva immedesimare nei loro testi, oppure trovare una via di fuga dalla quotidianità. Ovviamente non vanno scordate tutte le altre doti che non siano la Street Credibility, come il flow o la metricha, anche quelli quasi essenziali per avere un futuro in quel genere.
Tornando all’argomento principale dell’articolo, la Street Credibility in italia come si è evoluta?
Nella storia dell’Hip Hop italiano abbiamo diverse date importanti, quella che ci interessa è intorno agli anni 90′, ovvero quando iniziò la “Golden age” del rap italiano, che fece uscire rapper come i Sangue Misto, Kaos One, Cor Veleno, Piotta, Uomini di Mare, Bassi Maestro, Lyricalz, The Next Diffusion, Sottotono, Joe Cassano e così via…
Ovvero rapper che diedero una grande spinta al genere, e aiutarono alla creazione e distribuzione di nuovi sotto generi, come quelli prima citati. Per molteplici motivi, non sono propriamente uguali ai loro corrispettivi esteri, però riescono comunque ad avere un loro tono e un peso nella storia del genere rap italiano.
Un nome che posso subito citare è la Dogo Gang, un collettivo hip hop italiano nato agli inizi degli anni 2000 formato dai Club Dogo, Marracash, Deleterio e Vincenzo Da Via Anfossi. Il loro debutto avvene nel 2008 con la pubblicazione del videoclip “Benvenuti nella giungla”, canzone che a oggi conta più di 1.7 milioni di visualizzazioni su youtube, divenne una piccola perla della scena rap italiana, infatti in questo videoclip possiamo sia vedere, che sentire, alcuni dei temi trattati dal Gangsta rap americano, come violenza, sesso e droga, però non estremizzata come quest’ultima.
Lo stesso filone, ovviamente, lo presero anche il famossimo ex-collettivo milanese “Club Dogo“, prima con i loro celebri dischi “Mi Fist” e “Penna Capitale“, due dischi che divennero pilastri del rap italiano, con testi crudi in cui parlano della società marcia e delle instituzioni corrotte. E al loro interno troviamo tracce molto più grezze, con il sapore della strada, come D.O.G.O. , dove essi trattano gli argomenti prima citati, però allontanandosi dal genere “Gangsta rap”, come dice lo stesso Jake la furia nella sua strofa: “voi tre coglioni scambiate i miei suoni
della protesta per merda gangsta“, ed infatti il suono della protesta è sempre stato molto forte nei primi dischi dei dogo, anche in pezzi come “Butta via tutto” ci sono delle denuncie sociali, in questo caso contro le forze dell’ordine. E’ proprio grazie a questi pezzi che si evince la differenza tra denuncia sociale, (che comunque si trova all’interno del Gangsta rap, ma in modo più approssimativo e meno trattato), e puro Gangsta rap. La denuncia sociale cerca di dare un messaggio all’ascoltatore, che può arrivare a un qualsiasi tipo di pubblico, dal ragazzo di 18 anni che si è appena affacciato alla vita, come al 40enne stressato dalla sua situazione economica, in ogni caso, cerca di dare una “smossa” alla situazione di cui parlano, mentre nel Gangsta rap, si parla più o meno degli stessi argomenti, ma in modo più “grezzo” e violento, molte volte senza neanche dare un messaggio, se non quello di mostrare le situazioni disagiate in cui si trovano.
Voglio finire questo articolo scrivendo una mia piccola ultima riflessione sull’argomento, la Street Credibility ERA fondamentale per il rap di quel tempo, ad oggi con tutte le evoluzioni del genere, sia nelle sonorità che nei contenuti, quest’ultimo ha perso di valore, oggi giorno non serve avere una buona Street Credibility se si vuole fare rap, basta avere un buon produttore, e qualcuno di grosso che ti sappia spingere fino all’Olimpo dei più grandi rapper italiani.





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