Dai, ammettiamolo: almeno il 70% di quelli che stanno leggendo questo articolo hanno conosciuto Gustav Ahr solo dopo la sua tragica morte, me compreso.
Non ce ne dobbiamo fare una colpa, anche perché dovremmo fare lo stesso ragionamento con Vincent Van Gogh che, dicendola tutta, ha un po’ più di importanza rispetto al cantante di Philadelphia.

Lil Peep è, tutt’ora, una delle new entry più importanti del panorama rap/trap americano, grazie al suo stacanovismo che l’ha portato a creare una quantità di brani abbastanza grande da permettere l’uscita di un altro album ad un anno di distanza dalla sua morte.
Come Over When You’re Sober, Pt. 2 è entrato con cattiveria nella Billboard 200, la classifica di album più famosa d’America, al quarto posto, a dimostrazione del fatto che un astro così luminoso non è destinato a spegnersi così facilmente.
Smokeasaac, suo produttore e grandissimo amico, ha fatto un grande lavoro nel rifinire e perfezionare le grezze tracce uscite dalla camera di Peep, rendendole un pizzico più pop ma non snaturandole dal loro sound originale, un misto tra la trap e l’emo/punk/grunge/chiamatelo come vi pare.
Inoltre, va sicuramente sottolineata la differenza tra la musica prodotta da Gustav e il resto della scena, sia come suono, adesso utilizzato in modo sempre più esponenziale, sia come testi, molto più cupi e profondi rispetto al classico “sesso, droga e trap”, magari anche riprendendolo e guardandone il lato più umano e meno spaccone.
In questo album comunque va detto che, per cause molto evidenti, non c’è nulla di nuovo rispetto a ciò che era la prima parte di questo LP, con testi riferenti ai molti periodi complicati della sua vita tra cui la depressione e la sua fuga verso Londra, con Runaway, primo singolo uscito.
Certo che però, tutte queste parole non hanno risposto a un quesito molto importante: Questo successo è solo causa della sua morte, come fu l’anno scorso per tutta la sua musica?
A mio modestissimo parere, nonostante la forte spinta (denotabile anche e soprattutto nel caso di XXXTentacion) da parte della mole di nuovi fan, questo album merita il successo che sta avendo, al pari del resto della sua musica. Stiamo parlando veramente di un ragazzo che ha portato una ventata di aria fresca nella scena, esulando dai toni classici stile Migos o Travis Scott e mettendo sottosopra, insieme anche a XXXTentacion stesso, le orecchie del pubblico, urlando al posto di molti le loro sofferenze e le loro pene.
Parlare di Lil Peep e trap, a mio giudizio (scusate l’esagerazione), è come parlare di Pink Floyd e rock psichedelico: sono quasi di un altro genere per il tipo, la qualità, la sonorità della musica prodotta da entrambi.
Lil Peep era totalmente consapevole dei sbagli che stava commettendo, ma non sapendo cosa fare per risolverli, ha preferito scriverci i suoi pensieri in un modo direi molto personale, che ha saputo attirare molte persone ancora prima della sua morte.

Dire che è stata una fortuna l’assistere (non troppo) increduli alla sua fine, sarebbe scorretto e ingiusto, soprattutto nei confronti della dolcissima madre, che ad oggi si prodiga in tutti i modi per diffondere ciò che il figlio ha prodotto, ma, quantomeno, è stata una fina coerente con il suo irriverente personaggio, che ha twittato delle profetiche parole prima di lasciarci: “Quando morirò mi amerete”.
Riassumendo quanto detto con due versi della canzone “Time” dei Pink Floyd (scusatemi anche un po’ di offtopic):
The time is gone, the song is over
Thought I’d something more to say






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